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  • francescamister

La Scala di Bristol: uno strumento semplice ed eccezionale

Le feci cambiano colore, odore ma soprattutto struttura e consistenza in base al tipo di alimentazione e al funzionamento corretto o meno del nostro intestino, quindi sarebbe buona norma, dopo l’evacuazione, controllare sempre la loro struttura. Feci a palline o caprine, feci normali, feci morbide o feci acquose per la gente comune sono “tipi di cacca” tra i quali oscilliamo nella vita e nel modo di andare al bagno. Se per alcune persone la forma non è importante, al contrario può essere fondamentale per capire il nostro benessere e quindi aggiustare la dieta quotidiana. La Scala di Bristol è uno potente, ma sottovalutato strumento per lo studio del funzionamento intestinale. La maggior parte della popolazione si riconosce (o dovrebbe riconoscersi) nella tipologia di feci “normale” tipo 4, mentre spesso si tende molto di più verso la modalità stitica o diarroica o un'oscillazione tra le due, definita alvo alterno. La diarrea e la stitichezza (stipsi) sono sintomi estremamente comuni nella vita di qualsiasi persona, ma quando diventano cronici sono estremamente invalidanti. Il paziente con diarrea cronica spesso limita fortemente la sua vita relazionale per il rischio di non avere sempre a disposizione un bagno, mentre il paziente con stipsi di solito ha una qualità di vita estremamente bassa perché soffre frequentemente di dolori addominali che talora possono anche condurre in pronto soccorso.


La diarrea è definita dalla Consensus Conference internazionale di Roma IV come un numero di evacuazioni giornaliere maggiore di 3 con feci liquide o semiformate (tipo 6 o 7 della Scala di Bristol). Può essere secondaria a numerosissime patologie gastroenterologiche (malattie infiammatorie croniche o celiachia) o internistiche, tra le più frequenti vi sono quelle infettive, endocrinologiche o oncologiche; in altri casi è invece legata all’assunzione di farmaci. La maggior parte di queste persone non hanno una causa organica per il loro malessere intestinale, anche dopo aver eseguito esami invasivi come una colonscopia non rilevano niente: si parla in questo caso di diarrea funzionale e potrebbe avere origine psicologica (da prevenire).


La stipsi è invece definita dalla Consensus Conference internazionale di Roma IV come un numero di evacuazioni inferiore ad una ogni 3 giorni, con feci dure o caprine (tipo 1 o 2). Anche in questo caso è opportuno distinguere la stipsi funzionale, che non ha nessuna causa identificabile, dalle forme organiche, che sono solitamente da correlare con patologie neurologiche, endocrinologiche o reumatologiche. Inoltre, sono moltissimi i farmaci che possono essere responsabili della stitichezza. Un’altra causa possibile di stipsi è la dissinergia del pavimento pelvico, che è uno squilibrio dei muscoli responsabili della defecazione.


Di fronte a sintomi così comuni come diarrea e stitichezza, è fondamentale chiarire tutte le possibili cause e non sottovalutare il quadro clinico: anche il più piccolo indizio può essere fondamentale per una corretta diagnosi. Di conseguenza, dedico personalmente molto tempo all’anamnesi ed all’esame obiettivo della persona che presenta questi sintomi, indirizzandola verso una corretta gestione alimentare che migliora notevolmente la sintomatologia.

Identificare la tipologia di feci può aiutare a capire eventuali disturbi intestinali, ma soprattutto aiuta a migliorare il nostro stile di vita.


DAI UN'OCCHIO ALLA TUA CACCA CON CONSAPEVOLEZZA!!


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