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  • francescamister

FM Nutrizione Sportiva - "Pasticchetta salva coscienza" o vera prevenzione?


Quando scrivo queste righe siamo sul finale dell'estate che segue il periodo di lock-down generato dalla pandemia da Covid-19. Lungi da me fare ipotesi di come questo virus sia arrivato a espandersi a livello planetario, da dove sia arrivato, da un pipistrello, da una provetta o da Marte. Ciò che interessa analizzare è come il comportamento delle persone, negli ultimi decenni, abbia portato ad un progressivo indebolimento delle nostre difese immunitarie, che fino a pochi decenni orsono ci hanno reso individui forti, selezionati per resistere alla fame, al freddo e alle pandemie, che hanno decimato la popolazione per tutta la storia dell'umanità.

Per ora siamo qui e quello che mi preme analizzare è come nella mia pratica quotidiana di consulente in nutrizione e naturopata, tutto quello che sta succedendo sia quanto meno prevedibile. Non certo l'ecatombe planetaria, quella no, ma sicuramente che la salute della popolazione fosse appesa ad un sottilissimo filo, quello sì, dovevamo prevederlo. Quello che mi capita di notare ormai da tempo è che le persone che si siedono di fronte a me, solitamente per "perdere qualche chilo", in realtà hanno problematiche ben più serie di cui preoccuparsi, ma che ritengono secondarie. Quei chiletti di troppo sono figli di un organismo che non funziona più come dovrebbe, di un sistema che si è inceppato.

"Motivo della visita?" chiedo sempre al primo colloquio. "Eh perdere qualche chilo",

"Prende qualche farmaco?" "No. Cioè, vabbè, i soliti."

I soliti? E' passata l'informazione che una serie di farmaci, siano quasi d'obbligo dopo una certa età.

"I soliti quali?", "Beh si, Metformina". "Ok. Basta? Statine? Antipertensivi?", "Sì certo la pillola della pressione. No no statine no. Solo cose naturali, il coso fermentato."

E il coso fermentato, il riso rosso, è una statina comunque.

"Eh va beh il protettore gastrico". Protettore si fa per dire: usato come supereroe è causa di malassorbimento e infezioni. E quello che all'inizio mi stupiva, e che ora mi indigna, è che queste persone avevano avuto una terapia per alterazione minime dei valori ematici di glicemia, di colesterolo e di pressione. In alcuni casi, si tratta di alterazioni fisiologiche dovute all'età, altre che rilevano il bisogno di cambiare stile di vita. Anche se mi metto nei panni dei medici di base che, analisi alla mano, vedono il valore che supera il livello desiderabile, che seppur minimamente indica che quella persona, prima di entrare dal medico era un soggetto sano, ora, con il suo asterischino, si trova ad essere patologico e quindi soggetto da trattare. Sì, ma trattare come? Qualsiasi medico di base sa che moltissimi asterischi scomparirebbero cambiando stile di vita del soggetto che si ha davanti. Ma sanno anche di avere pochi minuti per spiegare uno stile di vita nuovo al soggetto pigro di fronte a loro; stile di vita che forse non è chiarissimo nemmeno a loro. Nel frattempo, il soggetto in questione continua a dire "Dottò allora che mi dà?". Perchè l'ultimo pensiero del signore con l'asterisco è cambiare le proprie abitudini. E quindi, ecco che il signore o la signora, con l'asterisco, vengono da me pieni delle loro belle "pasticchette lava-coscienza", con un problema di "girovita", che in realtà è un problema di "stile di vita".

Già, perché la maggior parte dei pazienti che vanno dal nutrizionista vorrebbero un metodo veloce, infallibile, possibilmente indolore, per risolvere il sintomo (il giro vita con l’asterisco) con un rimedio di emergenza che, successivamente, permetta loro di tornare al loro amato cornetto e cappuccino del mattino. Che poi fosse solo quello il problema. Il problema è che ci hanno raccontato che "dopo una certa età" (età che si sta abbassando) è normale avere bisogno d'aiuto per dormire, per stare svegli, è normale avere bisogno di 2 o 3 farmaci, è normale sentirsi a disagio, disagio che va "curato" con qualche prodotto, con una pozione magica o un beverone magico, o un biscotto al cioccolato a fine giornata. E' normale essere infelici e mangiare male per compensare questa infelicità. Che poi, se mi togliete anche quello… Molte persone arrivano da me dopo anni durante i quali la qualità della loro vita è scesa lentamente fino a diventare poco più che un trascinarsi. Siamo in un momento di benessere massimo, in un lungo periodo senza guerre, cibo abbondante e un tetto sulla testa, nonostante questo riusciamo a vivere così male? Farmaci, case riscaldate, cibo sulla tavola sono stati per millenni un miraggio per l’umanità, e ora che sono sicurezze quotidiane, siamo infelici e la nostra salute è ai minimi storici?

Uno dei problemi fondamentali e la distorsione del concetto di prevenzione. Le malattie si prevengono, secondo il sentire comune, facendo analisi, controllando che non ci siano asterischetti e poi appena ne compare uno si fa uso di un farmaco che riporti i valori nella norma e... olè, pericolo scampato. La prevenzione, invece, quella vera, passa per il cambio delle abitudini quotidiane che hanno portato al problema. Portare il soggetto a mangiare nel modo corretto e a praticare regolare attività fisica ha conseguenze migliori per la salute dello stesso. Maggiori di quelle di qualsiasi farmaco. Perchè il soggetto migliora l’umore, perde peso, riprende padronanza del proprio corpo, aumenta l’ossigenazione dei tessuti, riduce l’infiammazione, e soprattutto esce da quella "zona di confort" che meglio sarebbe detta "zona di pigrizia e inerzia" che progressivamente riduce i suoi orizzonti e la sua capacità di reagire. A tutto, anche alle malattie. Perché se un farmaco può, per un meccanismo biochimico, tra l’altro non del tutto compreso, ridurre un valore ematico, fare attività fisica elimina il problema alla radice. Elimina l’iperglicemia generando richiesta di glucosio da parte dei tessuti, migliorando la sensibilità insulinica delle cellule, favorendo la produzione di ossido nitrico, riducendo la pressione arteriosa e la produzione di radicali liberi, molecole dannose per i tessuti. Il movimento migliora il microcircolo, punto critico dei soggetti diabetici, riducendo l’aggregazione piastrinica, quindi con un effetto antitrombotico. Quindi se è vero che a livello di riduzione del singolo valore, quello della glicemia, l’effetto della Metformina e dell'attività fisica, è sovrapponibile, se poi si allarga il punto di vista si vede che il cambiamento radicale che avviene nel soggetto non è minimamente paragonabile.

Pertanto un augurio che faccio con cuore è quello di prendere in mano la vostra vita, uscire dalla "zona di confort" e cominciare a fare prevenzione, quella vera, che vi faccia stare bene fisicamente e psicologicamente e che accresca le vostre difese immunitarie.




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